Molte coppie mi dicono la stessa cosa: “Noi non siamo abituati a farci fotografare.”
È normale. Il giorno del matrimonio non dovete trasformarvi in modelli e non serve conoscere pose o sapere cosa fare davanti alla macchina fotografica.
Il mio lavoro, durante le foto di coppia, è proprio evitare che dobbiate preoccuparvi di tutto questo.
Come sentirsi naturali davanti alla fotocamera
Essere spontanei non significa necessariamente essere lasciati completamente soli davanti all’obiettivo.
Ci sono momenti in cui preferisco osservare senza intervenire e altri in cui una piccola indicazione può fare la differenza: come mettersi rispetto alla luce, dove appoggiare una mano, avvicinarsi un po’, guardarsi oppure semplicemente camminare insieme.
Sono indicazioni semplici. Non servono a costruire una posa perfetta, ma a creare le condizioni perché possiate sentirvi a vostro agio.
È lo stesso principio che applico nel mio lavoro come fotografo di matrimonio a Varese: osservare quando serve, guidare quando conta.
Lasciarsi guidare senza mettersi in posa
Uno dei dubbi più frequenti riguarda proprio le mani: “Dove le metto?”
Se una posizione non funziona, non ha senso aspettare che la coppia la trovi da sola. Preferisco dare un’indicazione, sistemare un piccolo dettaglio e poi lasciare che il momento continui.
Lo stesso vale per il corpo e per lo sguardo.
Posso chiedervi di avvicinarvi, di guardarvi oppure di iniziare a camminare. Poi però non cerco una sequenza di pose identiche: osservo quello che succede tra voi.
Un sorriso che arriva dopo una battuta, uno sguardo, una mano che cambia posizione spontaneamente possono diventare più interessanti della situazione da cui siamo partiti.
È quello che è successo, per esempio, con Elena e Pietro: inizialmente molto riservati davanti alla fotocamera, ma con poche indicazioni e il tempo necessario abbiamo alternato momenti spontanei e ritratti più guidati.
Concentrarsi sulla propria relazione
Durante le fotografie di coppia cerco soprattutto di spostare l’attenzione dalla macchina fotografica a quello che sta succedendo tra gli sposi.
Non penso continuamente: “Adesso devo fare una foto spontanea.”
Creo piuttosto una situazione semplice e lascio che la coppia reagisca.
A volte basta camminare insieme. Altre volte chiedo di avvicinarsi o di guardarsi. Una battuta può sciogliere una situazione troppo seria. In altri momenti, invece, è meglio non dire nulla.
Ogni coppia reagisce in maniera diversa e proprio per questo non credo in una sequenza di pose da ripetere uguale a ogni matrimonio.
Vivere il momento, non la fotografia
La sessione di coppia non dovrebbe diventare una lunga interruzione della giornata.
Preferisco lavorare in modo essenziale, scegliendo la luce e il luogo e intervenendo solo quando serve. In questo modo possiamo realizzare fotografie curate senza trasformare il matrimonio in un servizio fotografico continuo.
La cosa più importante, quindi, non è sapere come posare.
Non dovete sapere cosa fare davanti alla fotocamera. È il fotografo che deve sapere quando lasciarvi spazio e quando darvi una direzione.
È proprio questo equilibrio tra osservazione e guida che permette di ottenere fotografie naturali senza rinunciare alla cura del ritratto.
La fotografia di matrimonio non è recitare una parte, ma avere una guida sicura per essere semplicemente voi stessi.